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Mostra "La pittura del segno" - Piero Cicoli

Inaugurazione: domenica 29 marzo 2009 - ore 11,00 La mostra rimarrà aperta dal 29 marzo al 19 aprile 2009 Orari: da martedì a venerdì 16,00 - 19,00 sabato e domenica 10,30 - 12,30 / 16,00 - 19,00 Lunedì: CHIUSO

La nostra terra marchigiana è uno dei luoghi in Italia dove l’arte affonda
le sue radici più lontano nel tempo e più in profondità. La nostra storia è intessuta da una tradizione di artigianato artistico e di arte colta che si sviluppa sino ai nostri giorni senza soluzione di continuità. Il nostro presente è ancora sempre gravido del glorioso passato, se solo lo si legge al di là delle mode effimere, con la capacità di cogliere le permanenze nascoste.

E’proprio con questi pensieri che ho accolto con entusiasmo la proposta di ospitare presso la Galleria d’arte Bramante di Fermignano una mostra dell’artista Piero Cicoli di Urbania, figura nota di insegnante-maestro d’arte
(prima al Liceo Artistico di Varese, poi all’Accademia di Belle Arti “A.Galli” di Como) e di artista le cui opere sono state esposte lungo un cinquantennio di attività in sedi prestigiose in Italia e all’estero.

Cicoli vive da quasi quarant’anni a Varese, nel profondo Nord, ma è uno di noi non solo e non tanto perché qui è nato e in questa terra è avvenuta la sua formazione, quanto piuttosto perché alla nostra tradizione continua ad alimentarsi. Basti considerare le sue ceramiche, con quel segno che talora sembra voler incidere e tagliare, con quelle improvvise accensioni cromatiche che con le loro folgorazioni disegnano uno spazio insieme reale e onirico. Ceramiche e pitture ispirate anche a terre e a tragedie lontane (l’Afghanistan
letterario dei romanzi di Khaled Hosseini “cacciatore di aquiloni” e “mille splendidi soli”), ma fatte della stoffa materica e coloristica della nostra terra e del nostro cielo in cui aquiloni carichi di significato disegnano spazi di libertà.

Oppure si guardino alcune delle produzioni pittoriche degli ultimi anni, le sue “fumatrici” ad esempio, lontane dalla tradizione nel tema e nella forma che vuole dissolversi in affascinanti arabeschi, ma pur sempre così reali, rese vive dal segno e dalla macchia di colore. Piero Cicoli ci aiuta a rammentare, anzi a vedere, che qui (a Urbino e dintorni) i nostri avi hanno respirato il clima umanistico e hanno creato quell’arte che vuole essere specchio dell’umano. Nei dipinti di Cicoli l’attenzione è posta sulle donne e sugli uomini nella loro
quotidiana essenza, con un espressionismo realistico e sociale (queste le definizioni più spesso usate per indicare il suo stile) che nulla deve ai pesanti filtri delle ideologie e delle scuole.

Mi piace, perciò, leggere nelle sue opere quel flusso del tempo che muta e crea, rimanendo identico a se stesso. Piero Cicoli, insomma, fra tante peregrinazioni ed esperienze, è rimasto fedele alla sua origine continuando ad essere ciò che fu e che i suoi e nostri avi, i grandi
del passato, i maiores nostri, furono.

Il Sindaco
Dott. Giorgio Cancellieri


Piero Cicoli, pittore, incisore e ceramista, nasce a Urbania nelle Marche nel 1939. Frequenta l’Istituto di Belle Arti di Urbino dove si diploma in Litografia e in Ceramica. Dal 1971 al 1994 è docente di Discipline Pittoriche al Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese.

Dal 1995 al 1999 è titolare di una cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti “A. Galli” di Como. Ha avuto importanti contatti di lavoro con i maggiori Editori d’arte come: Rizzoli Arte, Mondadori Arte, Art and Publishing, Italcambio, Torcular, Gold Market, Il Torchio di Porta Romana, Antico Frattini Editore, Lithobottega, Antico Torchio, Edizioni del Cappello.

Fa parte dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese, di cui è socio fondatore. Dal 1965 espone in numerose rassegne personali e collettive nelle maggiori città italiane e in Giappone: Osaka, Nagoya, Tokio; Francia: Mougins; Svizzera: San Gallo, Ginevra; USA: Detroit, Los Angeles, Miami; Taiwan: Taipei; Arabia Saudita: Riyadh; Corea:Seoul; URSS: Baku (Azerbaigian), Tblisi (Georgia), Mosca. Sue opere si trovano in collezioni private raccolte pubbliche e in Chiese.

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