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Il Complesso Monumentale Torre Medioevale e Ponte Romano

La tradizione locale considera di epoca romana il ponte che attraversa il fiume Metauro a Fermignano. Si tratta di una monumentale struttura a tre archi, costruita in blocchetti di pietra disposti in bassi filari e con tratti di restauro a mattoni. La tecnica di costruzione è simile a quella con cui è stata edificata la attigua Torre, che si pone a difesa del significativo luogo di transito. Infatti ebbe probabilmente il ruolo di controllo dell’importante guado sul Metauro, di stazione di pedaggio, nonché di difesa cittadina.
La Torre (alta 24m) pare essere una tipica fabbrica medioevale, forse poggiante su fondazioni presumibilmente romane.

Ponte e Torre sono strettamente collegati e sembrano costituire un unico complesso monumentale, di fondamentale importanza strategica nel contesto della viabilità medioevale

Ai piedi della Torre è posta la fontana pubblica detta “Mascherone” costruita nel 1886.

A metà del Ponte è da segnalare un’edicola eretta, pare, in occasione di un intervento effettuato sul ponte stesso nella seconda metà del 400 per volere di Federico da Montefeltro e sotto la direzione di Francesco di Giorgio. Al suo interno si può ammirare una Madonna col Bambino di fattura tardo-quattrocentesca.

La Torre Medioevale è visitabile su prenotazione, per informazioni: ufficio IAT tel. 0722330523.

Ubicazione: piazza Giorgiani

Francobollo celebrativo di Europa 2018 - Ponte sul Metauro

Il Ponte sul Metauro costruito in epoca medievale è il simbolo, insieme alla Torre, di Fermignano, oggi passaggio pedonale che collega il centro storico con alcuni dei quartieri periferici della nostra cittadina sotto il quale scorre il  fiume Metauro decantato da Torquato Tasso nella sua " Canzone al Metauro". La sua costruzione permise il collegamento tra le ville del territorio e l' espansione della valle.

In occasione della “Festa dell’Europa”, mi piace pensare a questo ponte come un simbolo  di unione e collegamento della nostra Europa verso il resto del Mondo e non un confine invalicabile. Un ponte che permetta di superare i muri tra i popoli, un passaggio che permetta lo scambio di culture e valori tra noi tutti. Come cittadino e come Sindaco, in un anno così particolare per il nostro paese che festeggia i 200 anni di autonomia dal comune di Urbino, ringrazio Poste Italiane e il Ministero dello Sviluppo per aver emesso un francobollo raffigurante  il Ponte sul Metauro a simboleggiare l’ Europa e l' Unione dei suoi membri.

9 maggio 2018

Il sindaco Dott. Emanuele Feduzi

 

Il Ponte sul Metauro di Fermignano

Il Comune di Fermignano sorge nella vallata del fiume Metauro in un luogo importante per la viabilità del territorio fin dall’antichità perché qui passava la strada (un diverticolo della via Flaminia) che congiungeva i due municipi di Urvinum Mataurense (Urbino) e Tifernum Mataurense (Sant’Angelo in Vado). Oggi, insieme alle vicina torre medievale, il ponte rappresenta uno dei simboli della cittadina fermignanese.

Esso si configura come una struttura a tre arcate - le due laterali identiche e con luce maggiore, quella centrale leggermente più alta - in blocchetti di pietra disposti in bassi filari integrati nel tempo da restauri  in laterizio e costruita in una tecnica che ricorda quella dell’attigua torre, nonché molto simile a quella utilizzata per le mura duecentesche di Urbino. I piloni hanno cunei frangiflutti a monte che si innalzano fino al parapetto. Sul camminamento, costruita sulla parte terminale del cuneo frangiflutto di sinistra, vi è un’edicola (nota come Cappella del Ponte) che custodisce l’affresco di una Vergine col Bambino di produzione quattro/cinquecentesca di scuola urbinate; l’edicola aveva un’originaria struttura a capanna modificata e abbellita nel corso del XIX secolo per volere della Confraternita del Gonfalone e collegata all’altro parapetto tramite un arco trionfale, andato successivamente distrutto. L’edicola fu quindi restaurata in forme neoclassiche e tale rimase fino ai primi anni ottanta del XX secolo, quando un restauro la riportò alle forme originarie.

La prima notizia sul ponte fermignanese risale al 1364 quando viene menzionato a proposito di un certo “Martino altramente detto Caiano di Tinto dal ponte di Fermignano”; nella seconda metà del XV secolo è il biografo di Federico da Montefeltro, Vespasiano da Bisticci, ad informarci di un intervento di restauro a mattone che ha interessato sia la torre che il ponte, intervento verosimilmente affidato all’architetto Francesco Di Giorgio Martini, negli anni al servizio del Duca d’Urbino. Nel 1541, durante una seduta del Consiglio dei Quaranta di Urbino, viene proposto un restauro del ponte “in principio plani firmignani” che non sappiamo se effettivamente avvenuto; nel 1625 si rende necessario un ulteriore intervento di cui si possiede oltre al preventivo di spesa anche il bozzetto. L’anno seguente, il ponte compare in un disegno di Francesco Mingucci che raffigura una veduta del Castello di Fermignano; il pittore pesarese divenne famoso per aver ritratto il paesaggio e i castelli del Ducato di Urbino, ormai prossimo al passaggio sotto lo Stato Pontificio per l’estinzione della dinastia dei Della Rovere, nella sua opera ad acquerello Stati, domini, città, terre e castella dei Serenissimi Duchi e Prencipi della Rovere tratti al naturale. Sempre nel XVII secolo si colloca un altro documento iconografico, la tela di G. Cialdieri  San Silvestro Papa e Santi conservata presso la vicina chiesa di San Silvestro in Iscleto, che mostra uno scorcio del complesso ponte-torre. Un’ultima raffigurazione del ponte si colloca poco prima dell’avvento della fotografia, tra XVIII e XIX secolo, all’interno di una veduta di Fermignano realizzata a lapis da mano anonima. Ulteriori interventi di restauro si sono susseguiti a partire dagli inizi del XIX secolo e vengono menzionati nei documenti d’archivio di quel periodo.

9 maggio 2018

Dott. ssa Lucia Paoloni
Assessore alla Cultura del Comune di Fermignano

La storia del castello e della torre di Fermignano

Con la pubblicazione del volume "Castrum Firmignani" Castello del Ducato di Urbino edito dal Comune di Fermignano nel 1993 e con le ultime ricerche storiche di Monsignor Franco Negroni pubblicate nel volume "Fermignano e le sue confraternite" (1998), si hanno origini certe del "Castello di Fermignano".
In alcuni documenti, agli inizi del 1300 si cita il "piano di Fermignano" con la "Pieve" di San Giovanni Battista che estendeva il suo ambito parrocchiale fino all'antico ponte sul fiume Metauro.
In un documento del 1338 si legge delle elezioni dei sindaci della "Villa di Fermignano" costituita da casali, oratori ed edifici isolati.
II Conte Guido Antonio Montefeltro, iniziatore della Signoria Feltresca fece sorgere il castello presso il ponte sul Metauro.
L'esistenza del castello è documentata in una vendita del 27 novembre 1388 fatta alle monache di S. Silvestro da Giovanni di Pino "del castello di Fermignano".
Il 19 dicembre 1407 presso la chiesa di San Pietro, sita in cima alla via Maggiore, si adunò l'Arengo del nuovo paese, in numero di 45 membri, sotto la presidenza di Giovanni Pini del "castello di Fermignano".
L' 11 novembre 1418 il consiglio del castello di Fermignano e delle ville circostanti è convocato nel piano più alto della torre per portare a conoscenza della vendita di un terreno con la realizzazione di 22 ducati d'oro serviti per pagare Mastro Paolo da Sant' Angelo in Vado, ingegnere mandato dal Conte Guido Antonio a disegnare i fossati fatti e da farsi, per saldare Ser Deddo da Forlì inviato a Fermignano per far lavorare ai detti fossati ed a Mastro Antonio di Curzio e tre manovali che continuavano la scarpata fatta al ponte.
Il castello - con la strada maggiore, sette vicoli e tre piazzette - prende forma. II paese è fornito di mura nelle quali si aprono due porte: una presso il ponte sul fiume Metauro e la torre detta Porta Romana, demolita nel 1870, l'altra di fianco alla Chiesa di S.Pietro in cima alla via Maggiore, che uscendo dal castello porta a Urbino, demolita alla fine dell’800.
Nei pressi della torre entra in funzione, tra il 1407 e il 1408, la cartiera e più tardi un mulino a grano. Proprietà della famiglia Montefeltro, la cartiera viene donata nel 1507 da Guidubaldo I alla cappella del SS.Sacramento di Urbino, che la possedette fino a1 1870.
Visitata nel 1703 da Mons. Curzio Origo, fu definita una delle più grandi delle Stato della Chiesa.
Nel 1563 nella Via Maggiore viene costruito il Palazzo Calistri, residenza della nobile famiglia di ecclesiastici e nel 1564 viene posta la prima pietra della Chiesa di Santa Veneranda.
Al di fuori del castello nei pressi della porta romana esisteva già dalla seconda metà del 1200 la piccola chiesa di Santa Maria Maddalena e più avanti la villa Isola dei Conti Bonaventura, dove nel 1578 trovò ospitalità Torquato Tasso. Al di là del fiume Metauro l'ospizio di S.Lazzaro per lebbrosi e in località "Ca' Melle" la casa dove nel 1444 nacque Donato Bramante. Nei pressi della porta verso Urbino, gli edifici di una locanda della quale rimangono due bei portali gotici e l'ospeda1e di S.Antonio ospizio per pellegrini; nelle vicinanze della "Pieve" di San Giovanni Battista, l'oratorio di San Giacomo con un bell'affresco del XV secolo, attualmente collocato nell'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università di Urbino.
A cinque chilometri dal castello, nella Piana di San Silvestro, dove nel 207 a.C. si è conclusa la battaglia del Metauro fra Romani e Cartaginesi, sorge l'Abbazia benedettina (Una bolla di Urbano III ne attesta l'esistenza nel 1185); oggi ne rimane solo la cripta.
Nell'edicola del ponte suI fiume Metauro, vi e un affresco di fine '400 raffigurante la Madonna con bambino ricoperta da un paliotto ligneo.
All'inizio del ponte, nel 1870, è stato costruito l'edificio del mattatoio e più tardi i lavatoi pubblici. La torre in pietra fu proprietà dei Montefeltro e con tutta probabilità, sotto la Signoria di Federico "il Grande", subì modifiche nella parte alta con beccatelli a mattoni.
Sotto i Montefeltro vi dimorava il capitano del castello, ma il 13 novembre 1507 la duchessa Elisabetta Gonzaga, in un momento di strettezze economiche per la corte, la vendeva per 50 fiorini al dottor in legge Piermatteo Pini, appartenente ad una famiglia di giuristi e letterati che ha dato il nome al rione "Cal Pini", dove aveva possidenze.
II 22 dicembre 1520 Battista Pini cedette la torre per 60 fiorini al Sig. Girolamo Virgili di Urbino.
Dai Virgili la torre passò ai Battiferri, dei quali Giovanni Battista ne farà donazione al patrizio urbinate Bernardino Maschi, suo parente. Questi il 20 dicembre 1681, al prezzo di 350 scudi di moneta ducale, vendeva la torre di considerevole grandezza, con palombara ed altri beni e terra ortiva al nobile Federico Bonaventura di Urbino.
Nell'ottobre del 1703 vi alloggiarono, dietro indicazione di Papa Clemente XI (Giovan Francesco Albani di Urbino), due gentiluomini romani, i monsignori Curzio Origo e Giovanni Maria Lancisi in viaggio a Urbino per assistere all'addottoramento del nipote Annibale Albani.
Mons. Curzio Origo nel diario cosi descrive "indi salissimo nella torre dei signori Bonaventura, che per verità merita di essere veduta, essendo tre stanze una sopra l'altra fatte con ottima architettura, in ognuna di esse vi è un buon letto, una bellissima vista, dominandosi il ponte ed il fiume e tutte quelle colline. Vi trovassimo molte galanterie che sarebbero ottime per il museo del Signor Cavalierino (*), perché sono veramente belle e molto compatisco chi nella sua gioventù metteva da parte denari per comprarle, essendo cose di tutto mio genio. Finito il pranzo mentre si aspettavano i cavalli per andare alla casa di Bramante, si viddero li telai ed i lavori della tela e trovatele assai belle e ben fatte, Mons. Origo spese scudi 13 in un paio de lenzuoli e 24 salviette che ogni Signore se ne puol servire e per l'avvenire non vuol comprare altra tela che in Fermignano" .
Nel 1835 la torre fu acquistata dalla cappella dal SS. Sacramento per togliere agli inquilini ed agli abitanti del paese l'uso di vaschette per lavare o per prendere acqua con danno alla cartiera. II 20 maggio 1871 la torre unitamente alla cartiera ed al molino fu venduta alla nobile famiglia Albani di Pesaro per un importo di 22 mila lire da pagarsi in moneta d'oro e argento. Nel 1915 gli immobili furono acquistati dalla famiglia Carotti che installò negli edifici della cartiera un setificio e lanificio.
Dal 7 novembre 1995 la torre è proprietà del comune di Fermignano.

(*) Alessandro Albani, nipote di Clemente XI, archeologo e cardinale, nato a Urbino il 15 ottobre 1692 e morto a Roma nel dicembre 1778.

Giulio Finocchi

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